La Repubblica: Britney Spears scatena il suo Circo Pop

Da "La Repubblica" dello scorso sabato:

"Ci sono due categorie di persone al mondo, quelle che intrattengono e quelle che osservano". Facile capire a quale delle due categorie sente di appartenere Britney Spears. Sembra nata per farsi osservare, minuscola e sfacciata protagonista di un voyeurismo in dimensioni planetarie, e lo ribadisce fin dal momento in cui si fa calare al centro della circense pedana allestita alla O2 Arena, per il debutto europeo del suo ennesimo trionfale tour, vestita da domatrice, ovviamente supersexy, ginnica, dominatrice e generosamente ambigua. Quella che appare, tra funamboli e clown, è una Britney Spears letteralmente rediviva dopo gli sbandamenti agli occhi impietosi del gossip.

E la sua, c’è poco da scherzare, sembrava più che altro una vera tragedia, l’ epitome rovesciata del sogno americano, la diva precoce che vuole a ogni costo il successo e ne viene inesorabilmente schiacciata. Neanche due anni fa la si vedeva rapata a zero, smarrita, protagonista di un matrimonio durato appena 55 ore, incapace di trattenere con lei i due figli, diagnosticata di bipolarismo, insomma una giovane donna distrutta. E poi?

Et voilà, è il caso di dirlo, vista l’atmosfera circense, l’ ancora giovane Britney (appena 28 anni) è di nuovo in sella, volteggia felice in una vorticosa macchina di spettacolo, tutta costruita sull’ idea del circo (pedana grande e due piccole laterali al centro dell’ arena, maghi, giocolieri, contorsionisti, acrobati) in una sequenza di quadri che irrompono a volume fragoroso, praticamente senza tregua: Circus, Piece of me, nella quale canta chiaramente: "sono la Miss sogno americano da quando avevo 17 anni", ovvero da quando sgomitava per farsi notare alla formativa scuola del Club di Topolino (dalla quale proviene anche il suo primo fidanzato Justin Timberlake), If U Seek Amy, dance implacabile, suoni da plexiglas fluorescente.

I musicisti ci sono, ma totalmente invisibili, e in effetti se anche non ci fossero si noterebbe poco. E se anche qualche volta canta in playback, anche questo conta poco, qui è tutto spettacolo, forte, stordente, macchinosissimo, uno spettacolo che per forza di cose è condannato a stupire. Perfino gli stacchi tra un quadro e l’altro sono esagerati: un enorme schermo tubolare vomita immagini, senza lasciare mai neanche un secondo di silenzio, che in questa situazione farebbe paura. Lei compare e scompare, diventa odalisca, ballerina di lap dance, bambola sexy in bikini, frusta e domina i suoi accondiscendenti boys, si offre allo sguardo impudico dei suoi deliranti fan con pochi veli, pur vantando un fisico tutt’altro che perfetto. Per avere una ballad, dobbiamo aspettare Everytime, e poi di nuovo giù duri, sulle ali di questa immaginaria discoteca a forma di circo. Toxic, Baby one more time,e la recentissima Womanizer, finiscono per stendere un pubblico che peraltro non ha mai fatto cenni di resistenza.

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